L’intervista

Procedeva veloce, cartella degli appunti e borsetta, presa dalla leggera agitazione che si accompagnava sempre alle interviste importanti. Alla timidezza si era aggiunta la sensazione di aver dimenticato qualcosa in redazione.

Bussò leggermente all’ufficio del professore – tre colpetti appena percettibili – aspettando l’invito a entrare. La porta, invece, si aprì con altrettanta delicatezza, mostrandole un distinto signore, alto e serioso, dalla voce profonda. Vivanti l’accolse con una formale stretta di mano: “Benvenuta signorina Savini. Prego, si accomodi” e le fece strada nella stanza piena di libri, spaziosa ed estremamente semplice.

Con grande sorpresa di Laura, l’intervista era stata minuziosamente preparata dal professore: “Se non le dispiace, ho preferito scrivere di mio pugno alcune domande e le relative risposte, in modo da facilitarle il lavoro” si espresse con cortesia Vivanti, uno gelido sguardo azzurro dietro le lenti.

“Non c’è bisogno che li legga ora, può lavorarli con calma nel suo ufficio, evitando di aggiungere troppo di suo, se possibile”, chiarì l’uomo togliendosi gli occhiali con un gesto di impercettibile stanchezza …

 

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