Il lago incantato

Lei si avvicinò alla vetrata per osservare il lago, deserto e silenzioso nel clima invernale. ‘E’ un uomo davvero molto romantico’ pensò Laura

Auguste Rodin Main d'amants

quando vide, sul vecchio giradischi, le canzoni di Trenet: “Non credevo ti piacesse Charles Trenet”

“Lo conosci?”

Era sorpreso: una donna così giovane apprezzava la musica rétro?

“Si, mi fa sognare. Anche io temo di essere gravemente malata di romanticismo”

Lui le si avvicinò: “Un po’ di romanticismo non fa male nella vita. A piccole dosi, altrimenti si perde l’orizzonte dei doveri” concluse sarcastico.

Il silenzio era diventato il protagonista di quel momento tra loro. Erano fermi, uno accanto all’altra, davanti alla vetrata, in attesa che un movimento, una parola, un gesto, liberasse le loro emozioni…

Laura poggiò la testa sul suo petto, lui la strinse a sé con deli­catezza, temendo di sciuparla. Le passò la mano sui capelli, sul viso, sfiorandola appena, per farle capire che da lui non aveva nulla da temere: «Dovevamo parlare, per questo siamo qui».

«No. Siamo qui perché morivo dal desiderio di baciarti» rispo­se lei. Si sollevò sulla punta dei piedi e prese il suo viso tra le mani, cercando le sue labbra.

Per Guido si aprì un universo di sentimenti che aveva sempre cercato nella vita e che da tempo aveva smesso persino di de­siderare …

(nell’immagine: Auguste Rodin, Main d’amants)

Charles Trenet, Vous que passez sans me voir (1936)