I primi commenti dei lettori: inizia la prova del fuoco

“La vita silente”, romanzo di Luisa Sisti
Accingersi alla lettura (e successiva recensione) di un romanzo del quale conosciamo molto bene l’autore e del quale abbiamo assistito, almeno in parte, alla stesura, é una sfida notevole. Bisogna infatti cercare di scindere il piú possibile il dato biografico da quello narrativo. Pertanto mi sono avvicinata molto cautamente a “La vita silente” e devo dire che invece dall’inizio sono stata piacevolmente sorpresa dal rendermi conto che seguivo la storia, con i suoi personaggi, senza pensare alle implicazioni biografiche dell’autrice.
Quello che mi ha molto colpito del romanzo é, oltre alla trama (che ti avvince e ti fa divorare le pagine fino ad arrivare al suo finale “originale” e poco atteso), lo stile: fluido, lineare, garbato; una prosa di una semplicitá raffinata, amichevole verso il lettore. E’ una qualitá abbastanza rara nella letteratra contemporanea (ove spesso ci si scontra con relati pieni di salti tematici e sintattici, senza la punteggiatura, ecc. che per me denotano una grande mancanza di rispetto nei confronti del lettore da parte dell’autore, tutto preso dal proprio onanismo creativo). E ancor piú rara in un’opera prima.
Allo stesso modo mi ha colpito, sempre e soprattutto trattandosi di un’ opera prima, l’equilibrio con il quale vengono trattati i vari personaggi, in una fusione armoniosa tra la tenerezza quasi “materna” del loro creatore e il giusto distacco emotivo. Mi sono chiesta in quale di essi mi sentissi identificata e sinceramente in ognuno di loro ho ritrovato delle parti di me (anche nell’opaca ma non cattiva Pia, di cui l’autrice riesce a rendere bene tutte le sfaccettature). Non so se sia successo solamente a me, ma trovo che sia un gran risultato riuscire a far empatizzare il lettore con tutti i personaggi: presuppone la capacitá di rendere perfettamente le caratteristiche psicologiche di ognuno di loro. Anche, in certi casi, con poche righe.
Tra tutti comunque i miei preferiti sono sicuramente Guido Vivanti e Carlo Borgiani, nei quali mi sono sentita identificata piú che in ogni altro (forse anche per un innegabile dato anagrafico). Ma questa é una cosa assolutamente soggettiva.
In conclusione, spero di aver stimolato la curiositá di chi ancora non lo ha letto e di aver “rotto il ghiaccio” con le recensioni di altri lettori.
P.s. mi scuso per alcuni accenti “al contrario”, ma sto usando una tastiera non italiana e non ho l’accento grave.