L’Aula Due

Con il Capodanno, dopo l’Epifania, le feste volgevano al termine: gli elettricisti smontavano le luci dalle vie del centro della città, le vetrine si svuotavano dei colori, il carosello delle automobili in piazza Indipendenza aveva ripreso il ritmo di sempre. 1 la sapienzaAnche l’università, con grande sollievo di alcuni professori, aveva riaperto le porte agli studenti. La vita quotidiana, resa più grigia da un brumoso gennaio, stava tornando alla normalità. Tutto aveva ripreso a scorrere, sia pure lentamente, all’inizio del nuovo anno. Ma qualcuno non si dava pace del silenzio che era sceso, di nuovo, sulla propria vita. Quel mercoledì 8 gennaio, Laura sapeva che nell’aula due della Facoltà di Lettere, alle quindici in punto, si sarebbe svolta una lezione di filologia romanza dal titolo importante, La critica del testo nella poesia trobadorica provenzale. Dell’argomento ovviamente non poteva capirne nulla, ma la sua idea era di poter assistere a una lezione del professor Vivanti: mentendo a se stessa, era curiosa di vedere in veste di docente l’uomo che le aveva sconvolto tutti i pensieri. Il lungo periodo delle feste natalizie non aveva fatto altro che acuire la nostalgia che provava verso di lui. Con una scusa uscì dalla redazione, avvisando che sarebbe andata a ritirare un libro in biblioteca e a consultarne un altro, giusto il tempo per poter giustificare un’assenza di un’ora, un’ora e mezza al massimo.Arrivò trafelata davanti al grande ingresso della Città Universitaria, attraversò il portico bianco e maestoso, dirigendosi in fretta verso la Facoltà di Lettere, in cui era iniziata da pochi minuti la lezione. Aprì con cautela la porta e in punta di piedi avanzò verso il banco più in alto dell’aula rivestita di legno, con due lavagne poste dietro la cattedra …

Dalla ‘colonna sonora’: “Downtown” (1964), Petula Clark