Addii di Pasqua

I pre19424550_1561547183864256_2647530874160299443_nparativi per l’imminente partenza di Laura procedevano spediti, sia in casa che in redazione, tra la sorpresa di tutti per il coraggio che la ragazza stava dimostrando: era agitata per il cambiamento ma serena per la scelta compiuta. Quell’anno la Pasqua cadeva alla fine di marzo, cosa che le avrebbe consentito di chiudere la valigia senza troppi affanni approfittando di qualche giorno da trascorrere ancora in casa. Era rimasto un solo interrogativo, il più difficile: come dirlo a Guido? Non poteva partire senza salutarlo! Non rimaneva che trovare la forza di sollevare il telefono e chiamarlo prima che l’università chiudesse per Pasqua. «Sono Laura. Sei solo, hai un minuto?». Guido fu colto da una improvvisa emozione: Laura! Cosa voleva da lui? «Mi hai trovato per caso, non mi trattengo più a lungo in Facoltà, come facevo una volta. Mi intristisce». «Non dovrei dirtelo per telefono, vorrei vederti di persona per raccontarti come è avvenuto ma… la settimana prossima mi trasferisco a Milano per lavoro». Il silenzio dell’uomo fu una risposta eloquente. «Ti costringono o sei stata tu a chiederlo?». «L’ho chiesto io. Fa troppo male vivere qui senza poterti incontrare». «Fino a quando resterai a Milano?». «Sicuramente fino alla fine dell’anno, poi si vedrà. Dipende dalle decisioni della redazione e da come mi troverò in una città straniera, nella mia città vuota…». «Milano è una città vivace, ti troverai bene perché ha tanto da offrire a chi sa apprezzare il lavoro, vedrai» puntualizzò freddamente. «È tutto quello che hai da dirmi?». L’uomo rimase in silenzio per alcuni secondi: si stavano parlando come due estranei. «… Ci sei ancora?». «Voglio vederti. Pensi che sarà possibile prima della tua partenza?» chiese intimorito all’idea di un suo rifiuto. «Venerdì dopo pranzo? Posso uscire in anticipo dalla redazione, ma non vorrei crearti difficoltà in casa, perché venerdì non ci sono lezioni». «Non preoccuparti per me. Dove?». Avrebbero potuto incontrarsi in un parco, in una sala da tè, in una galleria d’arte. Ma in lei si era fatta strada un’idea diversa. «Via Taranto 30, scala B, al terzo piano, all’interno 9. C’è scritto Savini sulla porta». «Non credi che questo possa creare imbarazzi a tua cugina?». «Elvira parte questa sera per Castel Gandolfo e tornerà insieme a me il lunedì di Pasquetta. Sarò sola. Saremo soli, io e te, Guido». «Venerdì alle tre» e chiuse il telefono, mentre in lui esplodevano mille sensazioni diverse. Pensò al calore di Laura, alla filigrana sottile della dolcezza del suo corpo, al valore assoluto che per lui aveva il suo amore: cosa gli avrebbe riservato ancora la vita? L’ultimo annuncio di felicità prima della fine?

Quel venerdì 27 marzo, venerdì di Pasqua, il cielo era insolitamente azzurro, a smentire il vecchio detto che il Venerdì Santo a Roma piove sempre. La città era immersa nell’atmosfera festiva…

Dalla “colonna sonora”: Gabriel Fauré, Berceuse