Relazione di Cinzia Baldazzi su “I giorni e l’amore”

Di seguito, la relazione della scrittrice e critico letterario Cinzia Baldazzi che ha onorato e condotto magistralmente la presentazione del romanzo, il 14 dicembre 2019:

“In sanscrito “a-more” significa “che non muore”. Nella parte finale del romanzo, Luisa Sisti così descrive lo stato dei sentimenti tra il protagonista Guido Vivanti e la donna da lui adorata, Laura Savini:

Con il passare degli anni la passione si era trasformata, atto d’amore dopo atto d’amore, sublimandosi in un nucleo che non aveva più bisogno di gesti, di sospiri, di erotismo: esisteva, semplicemente, quale fonte certa e inestinguibile di piaceri - ora - diversi. Non erano più Guido ‘e’ Laura, perché il fuoco che li aveva tenuti uniti era divenuto luce e la luce, poesia totale.  In quel silenzio ritmato dai loro respiri lievi, Guido ringraziava la vita per avergli donato Laura, corpo e anima, donna che emanava spirito nella sua dolcezza femminile; Laura era la sua fede, c’era e ci sarebbe stata sempre. Nell’affidarsi a lui, Laura aveva aperto, in punta di piedi, la porta di passaggio all’Eterno Femminino, paesaggio splendido e segmento di infinito. Da giovane, Guido aveva immaginato lo spirito d’amore come un’essenza che vaga in cerca della materia in cui incarnarsi. E lui l’aveva incontrata quando tutto sembrava perduto … Ancora oggi si stupiva se nella sua mano si versava il seno di Laura, in un fiume di desiderio inestinguibile, inno immortale alla Bellezza e non più aspirazione pura.

Eros è stato creduto una forza misteriosa, potente, destinata a muovere il pensiero accanto alla filosofia stessa, tramite fra la dimensione terrena e il sovrasensibile. Sull’amore sono stati composti trattati, enciclopedie, poesie, romanzi come questo di Luisa.

Annoverarli sarebbe un immenso, inutile dettaglio, ma faremo un’eccezione per il Simposio di Platone, poiché, tra le dottrine famose del filosofo, dobbiamo ricordare appunto l’eros, la cui teoretica consiste nella seguente: quanto gli uomini chiamano amore, nel reale non indica altro se non un piccolissimo spazio di esso. Inteso in chiave globale costituisce invece desiderio del bello, del bene, della sapienza, dell’essere felici, dell’immortalità, dell’assoluto: con queste parole, abbiamo appena elencato l’idea coltivata da Guido Vivanti, il protagonista del libro, musicista, docente, raffinato studioso di filologia romanza.

L’amore platonico si attua per intero solo raggiungendo molte tappe: il vero amante le sa percorrere tutte, sino a toccare la suprema visione della pura bellezza, come nelle ultime pagine de I giorni e l’amore. La scala dell’eros avrebbe, dunque, diversi gradini: dall’accezione fisica dei corpi fino all’anima e alle arti.

Il Simposio fu realizzato in occasione di un banchetto offerto dal poeta tragico Agatone per festeggiare la vittoria nelle gare delle Lenee (o forse le Grandi Dionisie) del 416 a.C. Fra gli ospiti, insieme a Socrate, il discepolo Aristodemo, il medico Erissimaco, il commediografo Aristofane, Pausania, l’amante di Agatone, con l’amico Fedro, figlio di Pitocle e competente in retorica. Ognuno di loro declama un discorso avente come oggetto l’elogio di Eros: non proprio un dialogo, quanto una gara oratoria, in cui gli interlocutori, i migliori tra gli intellettuali ateniesi dell’epoca, espongono con un ampio discorso una propria teoria “erotica”.

Faranno così, in via figurata, e ciascuno a proprio modo, anche i personaggi de I giorni e l’amore

Tra gli invitati del Simposio inaugura il dibattito Fedro, precisando quanto Ἔρως sia il più antico fra gli dèi a essere onorato. Esiodo nella Teogonia, e il mitografo Acusilao del VI secolo a.C., all’origine del mondo collocavano la Terra, il Caos, quindi anche Amore. Il vecchio Parmenide, un secolo prima, riteneva che la Giustizia «per prima, fra tutti gli dèi, si prese cura di Amore». E nel mondo latino, Cupido spingeva gli innamorati a gareggiare in coraggio, valore, nobiltà d’animo. Si raccontava che gli eserciti, se composti da guerrieri amanti e amati, fossero imbattibili.

Nel dialogo platonico, il padrone di casa Agatone indica, tra le virtù di Amore, anche la flessuosità nell’aspetto. Nella trama-intreccio di Luisa Sisti, l’amore, se fosse intransigente, rigido, inflessibile, non sarebbe in grado di abbracciare tutti e ovunque, né di entrare in ogni anima di nascosto, uscendone poi con maestria, come in effetti avviene.

L’affascinante elasticità dell’amore è ben rappresentata da Guido in alcuni versi dedicati alla sua Midons (una specie di nome in codice che permetteva al poeta cortese di non svelarne l’identità):

Quando la bellezza dell'universo arriva a colpire i tuoi sensi
quando l'armonia del creato ti attira nel suo flusso vitale
quando la pace ti avvolge a proteggere l'anima
che si tratti dello spettacolo dell’arte
o dell'odore di un libro antico
o del viso di una piccola donna gentile
lo spirito sale a cercare l'assoluto
ogni meraviglia appare possibile
anche soffrire il dolore
che fa l'uomo più umano
e l'animo suo più divino.

A contraddistinguere Eros sono dunque le virtù: “giustizia”, “morigeratezza”, “potenza”, “sapienza”. Lo scopriamo più volte nell’intelaiatura della story sviluppata da Luisa, con autentici colpi di scena vissuti da Guido Vivanti  con le sue donne, i genitori, i figli, i nipoti, gli amici, i colleghi, gli allievi, la gente appena conosciuta.

Il libro contiene inoltre un leitmotiv musicale veramente significativo, elencato da Luisa nei brani in nota alla fine.

E, al proposito, ricordo che il Simposio di Platone ispirò al trentaseienne Leonard Bernstein una pièce in cinque movimenti, nell’agosto 1954. All’epoca, il nostro Vivanti sarebbe stato quarantatreenne. Anche se il componimento musicale di Bernstein è segnato per violino, archi, arpa e percussioni, il violino risulta lo strumento solista più importante, mentre nel romanzo della Sisti il ruolo principale tocca al pianoforte.

 Ne I giorni e l’amore, il plot è dedicato alle sottigliezze della passione (in primis l’arte), ma è anche documentato nei minimi dati storiografici e culturali. Si accenna alla strage di Piazza Fontana del ‘69, alle Brigate Rosse, al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro nel ‘78 e, in altre sfumature, alla violenza della ribellione studentesca, alle turbolente sommosse operaie di quegli anni. Tutti questi episodi sembra siano evocati quasi fossero la sconfitta di quel bene così strettamente legato all’amore.

La protagonista, la giornalista Laura Savini, alle 16.30 del 12 dicembre 1969, a Milano, entra in un negozio del centro, in via di S. Clemente, per acquistare dei regali per bambini. Pochi minuti dopo, nella vicina piazza Fontana, l’esplosione.


Uscì in strada calpestando i vetri: il lenzuolo con le papere, i golfini, le scarpette di lana rosa, gialle, celesti, erano cosparsi di schegge e di una polvere luminosa, sinistra, come i suoni soffocati che arrivavano da piazza Fontana. Risalì la via costeggiando la Curia Arcivescovile, seguendo il fumo e le voci concitate dei passanti, fino alla piazza, dove la facciata della Banca Nazionale dell’Agricoltura sembrava fosse stata bombardata; qualcuno fuggiva terrorizzato, altri avanzavano per portare soccorso, in un’atmosfera resa irreale dal fumo denso che continuava a uscire dalle finestre al primo piano del palazzo. Una, due, tre, quattro sirene … Le luci lampeggianti delle ambulanze cominciarono a guizzare nell’oscurità, come le squame fosforescenti di certi pesci tropicali negli acquari, avvicinandosi e allontanandosi dalle porte incandescenti con il loro carico di morte.Impaurita e affascinata da quello scenario raccapricciante, Laura, il corpo ghiacciato dallo spavento, avanzò tra la folla, stenografando tutto ciò che vedeva e sentiva, spinta da una forza incoercibile che le imponeva di andare ancora più avanti, dentro la banca, nel cuore della devastazione.

La storia, la cronaca, irrompono nella vicenda sentimentale. Allora ci chiediamo: com’è organizzato, nel concreto, un romanzo come genere letterario? In un’ottica semiotica-strutturalista, attraverso la “teoria dei livelli”, un testo romanzesco è costruito da gruppi di frasi distribuiti in capitoli. Però, nessun livello produce senso da solo.

Il critico francese Roland Barthes spiegava:

Ogni unità acquista congruenza solo se può integrarsi a un livello superiore: un fonema, benché perfettamente descrivibile, in sé non vuol dire nulla; esso partecipa al senso solo se integrato a una parola; e la parola stessa deve integrarsi alla frase.

Un’articolazione simile diventa evidente all’altezza del discorso, che è forma in atto del narrare: nel tessuto narrativo de I giorni e l’amore, l’operazione semantica appare continua, organica, polivalente, dimostrando quanto sia necessaria tale integrazione reciproca.

Il critico bulgaro Cvetan Todorov, riprendendo il cliché dei Formalisti russi, proponeva di lavorare sulla narrativa partendo da due grandi livelli:

  • la storia, altrimenti detta fabula, e cioè l’argomento (nel nostro caso, la vita e l’amore di Guido Vivanti e Laura Savini), con la logica delle azioni e i personaggi, centrali o laterali;
  • e il discorso narrativo, l’intreccio, il quale riguarda, invece, i modi in cui è esposta la fabula: ovvero, ne I giorni e l’amore, le pause, i flash-back, le anticipazioni, insomma i meccanismi del raccontare basilari, prioritari, intimi nella mente creativa dell’autrice.

Pertanto, per apprezzare il romanzo di Luisa Sisti, sembra opportuno non solo procedere nella storia sentimentale e storiografica, di cronaca di quei tempi, ovvero nel concatenamento orizzontale della story, ma anche nell’asse esegetico verticale coincidente con l’ideologia dello scrittore. In poche parole, cosa comporta il romanzo, qual è il suo messaggio fondatore.

Leggendo I giorni e l’amore, transitiamo veloci da una passione all’altra, da un’alba alla successiva, da una riga a quella dopo, da un settore di pertinenza a uno stadio posteriore. Nello stesso modo, il senso non compare alla fine del testo, bensì lo attraversa. Nei salti temporali tra i capitoli, tra le voci alterne in campo, da uno svelamento all’altro, è importante la cura dell’autrice nei termini di correlazione tra le varie parti dei brani in rapporto alle loro funzioni (vedrete, ad esempio, quelle di Ingrid e di Goffredo). Possiamo cioè rintracciare quei germi in grado di fecondare lo sviluppo del racconto con elementi destinati a maturare più tardi in modalità decisive.

Un esempio del genere è sempre Roland Barthes a descriverlo. Nel racconto lungo Un cuore semplice (1877), Gustave Flaubert evidenzia, a un dato momento, senza particolare enfasi, che la domestica del sotto-prefetto di Pont-l’Evêque riceve in eredità un pappagallo: poiché proprio quest’ultimo avrà una notevole rilevanza nell’esistenza della protagonista Felicita.

Allora, mi chiedo: tutto ciò che è funzionale nella narrativa è, dunque, fondamentale? Quasi tutto, e la Sisti lo sa bene, al punto di fornire, in appendice al libro, oltre alla colonna sonora in dettaglio, anche un glossario minimo di poesia lirica occitanica, per consentire al lettore di non perdere il benché minimo segnale dell’intelaiatura logico-intuitiva della vicenda.

Per concludere, vi auguro una buona lettura, attenta a indizi e segnali, nonché gratificata dalla libera bellezza dell’atmosfera, del linguaggio, dell’insieme generale dell’opera”.