Ingrid. Da “I giorni e l’amore”

Il postino dall’impeccabile berretto blu, il 10 giugno 1974, accostò la bicicletta al numero 6 di Peerdenstraat e con una mano scostò l’edera che, rigogliosa, arrivava a sfiorare il campanello della famiglia Van den Ostweeld, quindi suonò, attese e consegnò ad Astrid, i capelli grigi raccolti sul capo per via del caldo, la corrispondenza … Astrid salì i due piani di scale in legno e con delicatezza bussò alla porta della camera da letto che era stata del suocero Hans: «Beste wensen, Ingrid, auguri» disse a bassa voce, avvicinandosi con i fiori in una mano e la posta nell’altra. «Mi senti, Ingrid? Ti disturbo?» insistette, sedendosi sul letto, accanto a lei. Con la punta delle dita le scostò i pochi capelli, sudati, dalla fronte. Versò trentacinque gocce dell’essenza di oppiaceo nel fondo di una tazza da tè, aggiunse poca acqua e gliela porse: «Riesci a bere?»Ingrid con la testa fece cenno di no, poi indicò il contagocce sul comodino. «Va bene» rispose Astrid, premendo e rilasciando la pompetta del contagocce per aspirare il medicinale, prima di poggiarlo agli angoli delle labbra disidratate di Ingrid. «Ti prego, fai uno sforzo… ecco, così, perfetto» concluse, sentendo fi nalmente deglutire sua cognata. Prese una spugna, ritagliata in modo da rimanere sempre lieve al contatto della pelle, la bagnò d’acqua fresca e tamponò la bocca e il viso di Ingrid, che ringraziò con gli occhi per quel sollievo momentaneo.«Vuoi controllare la posta prima che inizi a fare caldo?» sorrise Astrid, per infonderle coraggio.«Sì» mormorò Ingrid, allungando con diffi coltà la mano, il dorso gonfi o per le punture di morfina. «Gli occhiali, per favore» soggiunse con un filo di voce. Aveva riconosciuto le iniziali, GV. Forse Guido accettava di proseguire il suo lavoro sulle trovatrici anonime?  Iniziò a leggere, emozionata nel sentire tra le dita il foglio vergato da quella calligrafia che un tempo le era apparsa odiosa. Le notizie sul Congresso, l’orgoglio… a ogni frase, l’animo di Ingrid si riempiva di gratitudine e di rabbia: era grata alla vita di sapere che il suo amore non era stato inutile, ma non tollerava l’idea che tutto questo avvenisse quando ormai era troppo tardi. Quella lettera era un dono insperato, doveva rispondergli e farlo subito! Non importava che fosse stremata, doveva fare in tempo a dirgli che l’aveva riempita di gioia e che, sì, avrebbero continuato a osservare il mondo con un solo animo, sempre, anche se era tanto debole e i pensieri si stavano confondendo. Naufragare, annegare: “Ertrinken, versinken!” …