“La vita silente” recensita sulla rivista “La Recherche”

La straordinaria recensione di Giuliano Brenna, fondatore (con Roberto Maggiani) e redattore della rivista letteraria on line “La Recherche“.

Uno spirito capace di immergersi nel testo e interpretarne ogni sfumatura: grazie!

Riporto di seguito la recensione:

“Quando un maturo docente universitario e una giovane reporter si incontrano, scatta quasi immediata la scintilla della passione. Nasce così un grande amore, ovviamente ostacolato e contrastato in tutti i modi, il professore è un integerrimo padre di famiglia e la giovane è, semplicemente, a detta di tutti, troppo giovane per l’uomo che ha 24 anni più di lei e appartiene a un ambiente totalmente diverso, per certi versi inaccessibile per la ragazza. Malgrado tutto ciò l’amore divampa e arde, si sviluppa, cresce e diventa via via più forte, anche grazie agli ostacoli di cui ho accennato. Ovviamente sul finale lascio calare il silenzio per non guastare la gioia della scoperta, ma vado invece a sottolineare l’interessante prospettiva da cui l’autrice osserva le gesta amorose di Guido e Laura, questi i nomi dei protagonisti. Nessuno me ne vorrà se parto dal presupposto che il tipo di coppia narrata in questo romanzo, con l’evidente divario di età, ha fatto da ispirazione per diverse opere letterarie, ma anche cinematografiche, teatrali e altro. Quello che invece Luisa Sisti riesce a indagare molto bene, rendendo singolare questa “variazione su di un tema noto” (come disse Besson) è l’indagine sull’ambivalenza in cui vive il professore, Guido. Egli, infatti, vive una parte della propria personalità alla luce del sole, la nutre di relazioni, degli studi e degli affetti familiari, mentre reprime un’altra parte di sé, la reputa poco presentabile, attua una scissione alla sua personalità, che lo rende ovviamente insoddisfatto. Soprattutto perché prova vergogna per quello che reprime, teme che la parte in ombra possa palesarsi e mettere in crisi il sistema da lui creato, il faticoso equilibrio, tra lato in luce e lato in ombra. Ma come si sa il non voler frequentare una parte di sé, porta un impoverimento identitario, per cui il professore è costretto – da sé stesso – a vivere di quello che gli altri reputano essere il suo carattere, mentre il suo carattere vero, è trattenuto dalla parte in ombra. Guido vive di quello che pensano gli altri, e reputa imbarazzante quel che è realmente. Direi che qui l’autrice racconta di molte persone, costrette a nascondere una parte di sé, per opportunità, per paura o perché l’ambiente non sarebbe in grado di capirli. Di fronte a questo lato in ombra si accende, improvvisamente, un faro, la vivacità e la determinazione di una ragazza giovane e anch’essa alla ricerca di un completamente del sé, mancato per cause esterne, per cui più semplice da ricostruire. Come è giusto che sia, al suo manifestarsi la parte nascosta di Guido porta un grande scompiglio, come se in casa si fosse presentato un estraneo che si comporta da padrone di casa, nell’entourage del professore, ma portando anche un senso di completezza nell’uomo. Per sottolineare l’aspetto di amore impossibile l’autrice ambienta la vicenda a partire dal 1963: in quegli anni era ancora in vigore il Codice Rocco che puniva il concubinato anche con la reclusione, ma ci sarebbero problemi analoghi se fosse – poniamo – una storia tra due donne a Teheran ai giorni nostri. Inoltre, per rimarcare questo aspetto, tra le righe serpeggia anche la domanda relativa alla presentabilità di un amore: quando può essere vissuto apertamente e quando, invece, va nascosto. Il discorso potrebbe adattarsi anche a tante situazioni di discriminazione esistenti ancora oggi. Tutto questo per dire di come una storia dai contorni ben precisi, assume connotati di universalità e trascende dal momento contingente alla narrazione.

Il romanzo è narrato molto bene, ricco di precisi riferimenti storici, e anche l’ambito di lavoro del professore è trattato con estrema precisione ed erudizione. L’autrice dà prova di grande talento narrativo, ma anche dimostra una grande cultura e una delicata vena poetica che si evidenzia nelle poesie che i due si scambiano e le lettere (gli sms, per fortuna, erano ancora molto lontani) con cui per un lasso di tempo proseguono la loro relazione. Tutti gli ingranaggi della vicenda si muovono perfettamente oliati dalla conoscenza e dalla accuratezza, dai riferimenti storici e letterari, alle canzoni, fino ai vestiti e alle acconciature, tutto concorre a creare una precisa cornice. In appendice troviamo le fonti bibliografiche, e anche un elenco dei brani musicali, per chi volesse approfondire anche quel lato della vicenda; io, invece, che ho la stessa età del professore al momento dei fatti, le canzoni me le ricordavo.”